Nove

Nove ed il medio corso del fiume Brenta.

L’origine, la storia e la vita economica del comune di Nove sono legate al medio corso del fiume Brenta, che lo delimita ad est, e parte del suo territorio si è venuta formando con i depositi delle pietre, le esondazioni (le brentane) ed il terreno derivante dalla progressiva deviazione del fiume stesso. Fino alla metà del sec. XV Nove fu una contrada del Vicariato di Marostica, da cui si separò amministrativamente nel sec. XVII. Il 6 novembre 1796 Nove fu teatro della storica battaglia tra i francesi di Napoleone Bonaparte e gli austriaci, che alla fine risultarono vincitori, durante la quale si contarono almeno cinquemila morti: rimase nella memoria storica del paese come la “Battaglia delle Nove”: secondo alcuni storici, la stessa produzione di ceramica dei fischetti popolari, chiamati “cuchi”, viene a collegarsi storicamente all’arrivo dei francesi, quale scherzosa, beffarda e ironica rappresentazione dell’arrivo di Napoleone e dei dominatori in genere. L’origine del nome è forse derivante dalle “terrae novae” ottenute con il dissodamento della Vegra, ossia della vasta estensione di terreni incolti un tempo ivi esistenti, posti sulla direttrice di una delle centuriazioni romane dell’alto vicentino. Anticamente l’area era coperta di boschi, percorsi da rogge e torrenti, con vaste aree paludose a sud ed est, a valle della linea delle risorgive, mentre a nord erano presenti i ghiaioni dei torrenti collinari. L’agrobiotopo “Grave e zone umide della Brenta”, è un sito di importanza comunitaria della Rete Natura 2000, SIC/ZPS IT3260018, si estende per 56 km di fiume, da Bassano del Grappa a Padova, con 15 comuni delle due provincie, di cui Parco Fiume Brenta si è fatta carico, con la realizzazione di innumerevoli iniziative operative e di governance, (→ luoghi del progetto : www.parcofiumebrenta.it ), che hanno condotto alla identificazione nel Consiglio di Bacino Brenta (CBB) di Cittadella il soggetto gestore del sito Natura 2000. La Rete Natura 2000 è un sistema di aree protette dell’Unione Europea, una rete ecologica istituita per garantire il mantenimento degli habitat naturali e delle specie di flora e fauna minacciati o rari a livello comunitario. L’ambiente fluviale del Brenta comprende greti, aree golenali, meandri abbandonati, steppe lacustri e aree umide con canneti ed altra vegetazione ripariale risultato di pregresse escavazioni. In questo contesto , il fiume Brenta svolge la fondamentale funzione di corridoio ecologico, offrendo rifugio a molteplici specie animali, grazie anche alle varietà di ambienti che lo caratterizzano. Un esempio del positivo intervento svolto dalle amministrazioni locale in questa aree è l’oasi di Crosara, che si trova in destra Brenta e corrisponde alla zona golenale del fiume, destinata ad area con funzioni ricreative e nello stesso tempo sede di numerosi habitat umidi del sito Natura 2000.

Il Museo Civico della Ceramica De Fabris (1995).

La storia di Nove è tutt’uno con la ceramica, tanto da essere conosciuta come “la città della Ceramica”, ed il Museo Civico fornisce un’ampia documentazione sulla varietà di stili, decori e materiali adottati nella produzione delle manifatture novesi, bassanesi e del territorio del medio Brenta vicentino, a partire dal Seicento fino ai nostri giorni. L’impianto di opifici artigianali è stato favorito dalla presenza della forza motrice delle acque del fiume. Cesare Cantù così scrive di Nove nei suoi volumi di storia sul Lombardo-Veneto[19]: “Nel mezzo scorre una roggia, alla cui forza motrice si deve l’origine e la ricchezza del paese; poiché volge mulini, seghe, magli, folli, filatoi di seta, meccanismi da pestare le pietre onde vengono lavorate le stoviglie… Può calcolarsi che le fabbriche di stoviglie, i 4 magli di battiferro, le tre gran seghe di legname, i sette mulini da grano, i due folli ed un opificio a torcere la seta, ultima memoria dei tanti di cui una volta, mettano settimanalmente in circolazione nel paese ben più di 1250 franchi animando l’intero commercio di molti piccoli esercenti.”[5]. L’avvio della lavorazione si fa risalire alla figura di Pasquale Antonibon (1752), ma dopo gli Antonibon nacquero altre importanti manifatture come quelle di Baccin, Antonio Zen, Cecchetto, Zanolli-Sebellin- Zarpellon, San Marco, Dal Prà e molte altre, ottenendo notevoli risultati grazie anche all’assunzione di validi artisti modellatori e decoratori. Il marchio “NOVE” ha impresso un sigillo su una tradizione decorativa che si è sempre distinta nella produzione italiana, nota come “FIORI NOVE”, una ricca composizione floreale barocca che raggiunse i massimi esiti nel XIX secolo, composta dal fiore della rosa, attorniato da molte altre specie floreali che i pittori da sempre copiano dal vero. Il Museo ha sede nel palazzo della ex Regia scuola d’arte voluta dallo scultore novese Giuseppe De Fabris dopo la sua morte nel 1860. Dalla metà del ‘900 i cittadini novesi cominciarono a donare molte ceramiche di pregio per dare inizio a una collezione museale, finché negli anni ’90 si decise di dar vita al Museo Civico della Ceramica De Fabris, testimonianza della propria storia e identità culturale. La collezione documenta la storia della ceramica novese, grande protagonista a livello internazionale, dal ‘700 ai giorni nostri. Nella sezione di opere novecentesche spicca il nucleo di ceramiche premiate ai Concorsi del Salone Internazionale della Ceramica dal 1949 al 1975, concesse in deposito permanente dall’Ente Fiera di Vicenza. Il percorso museale si articola su tre piani, iniziando dall’alto con le ceramiche del ‘700, procedendo con la sezione dedicata all’Ottocento, per ultimare il percorso con le opere del XX secolo e contemporanee.  Le visite guidate e i laboratori didattici proposti agli studenti delle scuole di ogni  ordine e grado, offrono un’occasione originale e creativa per entrare nel mondo della ceramica. La  visita alle sale espositive, alle aziende, al Museo Diffuso e i laboratori didattici permettono di scoprire la storia, l’evoluzione della tecnologia e del gusto, degli usi e delle abitudini nel corso dei secoli, oltre che la storia dell’arte e dell’artigianato. Il Museo della Ceramica diventa uno strumento utile sia a  raccontare queste evoluzioni che a far vivere un’esperienza diretta delle infinite possibilità creative dell’argilla.
Si ringrazia il COMUNE di Nove ed il MUSEO CIVICO DELLA CERAMICA DE FABRIS ( → www.museocivicoceramica.org ) e WIKIPEDIA, da cui sono tratte le informazioni e le immagini quivi riprodotte ( → www.wikipedia.org ) .