Carmignano di Brenta
Carmignano di Brenta ed il Bacino Giaretta o Lago Camazzole
Carmignano di Brenta è situato al confine della provincia vicentina, nella zona denominata “Alta Padovana”, e si estende sul limite sud delle risorgive, la zona alluvionale della destra orografica del fiume Brenta, che nei secoli passati ha sempre fornito acqua in abbondanza per la coltivazione dei prati stabili e poi del riso e del mais. Il ritrovamento nell’alveo del fiume di una ascia di bronzo del paleoveneta , secolo VII° avanti Cristo, avvalora l’ipotesi dell’esistenza di insediamenti preromani nel territorio carmignanese, la cui romanità è stata confermata dal materiale di epoca romana (peso de telaio, moneta di rame dell’imperatore Tiberio Augusto, materiale fittile) ritrovato lungo il tracciato della strada romana via Postumia, costruita nel 148. ( → vai all’apposita scheda alla sezione dedicata). Secondo lo storico Alberto Golin, il nome è un probabile etimo altotedesco Karm-inam, cioè “località vicina alla curva del fiume”, oppure Karm-meini-an, “loclità vicina alle attrezzature portuali”. Carmignano è citato per la prima volta in una pergamena del 1172. Nel secolo XII° i vicentini avevano costruito un forte castello a Carmignano, ai confini del loro territorio, in un punto strategico, all’incrocio di importanti direttrici di traffico terrestre e fluviale, tanto da essere conquistato dai padovani nel 1198. Sino al 1400 si sviluppò soprattutto la comunità di Hospital di Brenta, così chiamata per il suo “Ospitale”, ricovero di viandanti e pellegrini, contiguo alla Chiesa di San Pietro, che possedeva diverse proprietà e riceveva la decima sul porto di Fontaniva (ove fu suggellata la Pace di Fontaniva il 1255), sui mulini posti su un ramo del Brenta e su altre pertinenze, come nominato in una bolla pontificia del 1177. L’oratorio fu demolito nel 1810, come diverse altri edifici storici. Durante il dominio della Repubblica di Venezia (1405-1797) i tre comuni di Carmignano, con Ospitale, Spessa e Camazzole, erano comunità distinte dipendenti dal vicariato civile di Camisano (Vicenza. Nella seconda metà del Settecento cominciò a funzionare una cartiera, ma produceva carta mediocre. Una mini rivoluzione industriale si ebbe a Carmignano con l’installazione, nel 1877, di una moderna cartiera ad opera di Girolamo Lanaro, di Lugo Vicentino, che acquistò gli antichi mulini sulla Roggia Molina (ex proprietà dei nobili Camozzi prima e Bissaro poi) per installarvi una moderna macchina continua. Nel 1889 la cariera, che già dava lavoro a più di 60 operai, fu acquistata dalla multinazionale svizzera “Societè pour la Fabrication de Pate de Bois”, con sede a Basilea (ora Cham Paper Group). L’energico direttore cav. Cataldo Biga, che fu anche sindaco del paese, rinnovò i macchinari, fece costruire nel 1904 la centrale elettrica di Camazzole, aumentando la produzione, realizzò le case operaie, l’asilo infantile e la casa di riposo, i Pompieri, la Banda musicale e l’ufficio postale; negli anni Trenta la cartiera occupava 300 operai e 20 impiegati. Ma, se volete conoscere fino dall’origine la storia della cartiera, vi invitiamo a leggere “L’antica roggia Molina e la centrale idroelettrica di Camazzole (1904-2004) di Alberto Golin. L’abitato è stato da sempre un nodo rilevante anche per l’agricoltura ed il commercio, per cui sin dal … venne costruita la ferrovia Vicenza-Treviso; di tale importanza se ne resero conto anche i protagonisti del secondo conflitto bellico, che bombardarono ripetutamente il vicino ponte ferroviario e quello stradale a fianco, in comune di Fontaniva, anche se fu l’evento naturale della “brentana” del 1976 a causare il cedimento, per l’escavazione della sabbia a ghiaia fatta attorno alle pile di sostegno. Infatti, Le escavazioni a pochi chilometri a valle del ponte di Fontaniva hanno avuto come effetto un abbassamento del letto del fiume. Questo abbassamento del letto del fiume fu di entità tale da scoprire le fondamenta dei piloni del ponte. Durante la brentana, il ponte ridotto in quello stato, fu abbattuto dalla violenza della piena. Il ponte crollato era stradale ed era gemello di quello della ferrovia, gravemente danneggiato dagli stessi eventi. I due ponti gemelli erano stati costruiti a poche decine di metri di distanza ed erano stati realizzati intorno al 1950. Il fiume ha cambiato diverse volte il suo corso, e dall’iniziale “Medoacus” romano, divenne anche “Broint” per i Cimbri, da cui forse il nome Brenta. Era certamente navigabile in origine, da Bassano a Curtarolo, anche nelle attuali Friola e Fontaniva e Grantorto, con degli zatteroni. Intorno all’anno Mille, però l’area era un acquitrinio disabitato e pieno di boschi Le escavazioni del fiume sono state da sempre un elemento particolarmente incisivo sul territorio carmignanese. Un primo effetto delle escavazioni nel letto del fiume e nelle immediate vicinanze fu lo spostamento del letto del fiume stesso. Negli anni a cavallo tra il 1960 e il 1990 si è assistito ad un nuovo assestamento del letto del fiume. Nel far questo il fiume Brenta ha abbassato il letto di almeno 3 metri, e lo ha allargato portandolo alla larghezza massima in alcuni punti di 600 metri. Durante questo trentennio il Brenta ha eroso le aree golenali. Un ulteriore effetto che si venne a creare fu la realizzazione dell’enorme “Bacino Giaretta”, che non a torto può essere definito come il maggiore lago della provincia di Padova.
Altra cosa da notare è che nonostante le ripetute e vibranti segnalazione della popolazione alle autorità locali e nazionali non è stata realizzata nessuna opera di difesa e contenimento del Brenta, ma si è lasciato che il fiume prendesse il suo nuovo corso naturalmente senza intervenire. Le famiglie che storicamente vivevano nelle vicinanze del Brenta raccontano che fino alla fine degli anni ’50 soventemente il Brenta usciva dagli argini durante le piene e invadeva terreni ed il piano terra delle abitazioni. Questi eventi a causa delle cave di ghiaia sono venute a cessare verso l’inizio degli anni ’60. L’agrobiotopo “Grave e zone umide della Brenta”, è un sito di importanza comunitaria della Rete Natura 2000, SIC/ZPS IT3260018, si estende per 56 km di fiume, da Padova a Bassano del Grappa, con 15 comuni delle due provincie, di cui Parco Fiume Brenta si è fatta carico, con la realizzazione di innumerevoli iniziative operative e di governance, (→ luoghi del progetto : www.parcofiumebrenta.it ), che hanno condotto alla identificazione nel Consiglio di Bacino Brenta (CBB) di Cittadella il soggetto gestore del sito Natura 2000. La Rete Natura 2000 è un sistema di aree protette dell’Unione Europea, una rete ecologica istituita per garantire il mantenimento degli habitat naturali e delle specie di flora e fauna minacciati o rari a livello comunitario.
Quest’anno, con “Pedalando per le Terre del Brenta” 2024, andremo a visitare alcuni dei luoghi del Comune di Carmignano di Brenta e Camazzole, tra i più naturali ed attrattivi del fiume Brenta. Si ringrazia Wikipedia per le informazioni sopra riportate ( vai a www.wikipedia.org )
Il Bacino Giaretta noto anche come Busa Giaretta o meglio Lago di Camazzole.
Il Bacino Giaretta o Busa de Giaretta o meglio lago di Camazzole, si estende in destra orografica del fiume in via Maglio, di Carmignano di Brenta, occupando porzioni di territorio dei Comuni di Carmignano di Brenta , la maggiore parte (mappali 2, 15, 26, 26 degl foglio .., e 185, 186, 36, 78 del foglio ..), di Fontaniva (mappali 44, 45 e 48 del foglio ….) e di Cittadella (mappali e e del foglio ). In comune di Carmignano sorgono anche gli edifici limitrofi, come la Fattoria Maistrello (mappali 18, 22, 31 del foglio..) la centrale ETRA (mappale 224 del foglio ..) ecc.
L’argine di contenimento interno è sostanzialmente suddiviso tra i tre Comuni, mentre la via Maglio , che inizia dal quartiere Boschi di Fontaniva, è comune a Carmignano di Brenta, come via Brenta Camazzole, ed a Pozzoleone, lungo cui procede sino a raggiungere la località Belvedere ed il ponte di Friola. A questo punto potremmo aprire una ampia parentesi, riportando la storia non solo del Bacino Giaretta o lago di Camazzole, ma anche dei decenni che hanno caratterizzato l’intero tratto del fiume, da Bassano, Cartigliano, Tezze, Nove,Pozzoleone, Carmignano, Fontaniva, sino giù a Piazzola Sul Brenta e Curtarolo, ma lo rimandiamo ad altro momento , per non allontanarci dal tema principale del nostro progetto. Gli anni tra il 1985 ed il 2005 sono quelli che vedono l’acceso confronto tra le Amministrazioni comunali rivierasche, in particolare Carmignano di Brenta, Fontaniva, Pozzoleone, ma anche San Giorgio in Bosco e Tezze Sul Brenta, e le ditte dei cavatori, di cui non riportiamo i nomi, ma che sono ben noti alle cittadinanze locali. Sono gli anni in cui il potenziamento della viabilità regionale con la costruzione delle nuove autostrade Valdastico, terza corsia della Serenissima, Passante di Mestre, impone di ricercare enormi quantità di ghiaia e sabbia, e porta i cavatori a proporre ai comuni nuove fonti di guadagno: sono gli anni dei progetti delle itticolture o acquacolture, di 15-20 metri, da realizzare in mezzo ai prati stabili medio Brenta, specie in vicinanza dell’autostrada, e dello scavo in profondità dei buchi esistenti, di 25-30 metri, come appunto il Bacino Giaretta. In alternativa, a questo medesimo scopo, spesso nei prati stabili medio Brenta, vengono proposti i miglioramenti fondiari, che sono meno impattanti perché di appena 5-6 metri, ma di maggiore estensione. A queste situazioni dei passati decenni dedicheremo una scheda specifica Dal 2005 le aggregazioni spontanee dei cittadini esprimono i loro punti di vista sul Brenta, ed in specie sul Bacino Giaretta, e si associano con le Amministrazioni pubbliche in iniziative di ampio spessore culturale. Tra queste ricordiamo l’Associazione “La mia Brenta”, di cui possiamo ancora reperire gli studi ambientali.
Si ringraziano i COMUNI DI CARMIGNANO DI BRENTA, CITTADELLA, FONTANIVA E POZZOLEONE, con i rispettivi UFFICI TECNICI COMUNALI per le informazioni sopra riportate.
Prati Stabili MedioBrenta